Ep. 3 – Gli occhi di Pete

“Nessuno sa come ci si sente/Ad essere l’uomo cattivo/Ad essere l’uomo triste/Dietro gli occhi azzuri/Nessuno sa com’è essere odiati/E scomparire per dire solo bugie/Ma i miei sogni non sono così vuoti”. Come si fa a trasformare un testo così duro e problematico in una delle più belle e famose canzoni della storia del pop e del rock? Bisogna dire la verità su se stessi, dire tutto quello che si ha dentro, e farlo bene, col massimo dell’intensità, della sincerità, della determinazione. Ma prima di essere uno dei più grandi compositori del rock, prima di figurare tra gli inventori del concept album, cioè quei dischi che raccontano un’unica storia canzone dopo canzone, come se i brani fossero capitoli di un romanzo, Pete era solo un disadattato.

Era cresciuto in una media famiglia inglese, dove si respirava musica. Suonava il padre, cantava la madre. Ma erano tempi duri nei quartieri dove cresceva Pete. Il risveglio dei giovani era pieno di energia ed entusiasmo, ma anche di violenza ed eccessi. Arrivavano le droghe, a tonnellate, e gli scontri fra gang erano all’ordine del giorno. Mods o rockers? Giacche e pantaloni di taglio italiano, parka e Lambretta, o giubbotti di pelle, scarponi e stivali da lavoratore? Lama o pugno di ferro? Catena o bastone?

Pete si portava dietro una ferita grande così, dentro quegli occhi blu grandi, ora spiritati, ora malinconici, ora pieni di lampi del genio creativo. Aveva solo 6 anni quando fu abusato da un amico di famiglia mentre stava a vivere dalla nonna. Costretto a vivere lontano dai genitori. Odiava tutto ciò. E la rabbia se la portava nella musica che era il suo modo di battagliare. La chitarra come unica compagna, tra tante ragazze. E la Musica. La Musica era tutto. Il suo canale sempre connesso con l’interiorità e il resto del mondo. Incontrò Roger il cantante, John il bassista che suonava bene anche gli strumenti a fiato, e un pazzo che picchiava come una piovra impazzita fra i tamburi: Keith. C’era tutto. The Scorpions erano nati, poi diventarono High Numbers. Ma mancava qualcosa. Oltre il blues pesante, oltre il rock, oltre il soul, oltre Hendrix, oltre pure i pestaggi e le risse fra bande. Cosa cercava Pete nei suoi grandi occhi azzurri?

Voleva raccontare una liberazione, anche spirituale, dalle tensioni e le violenze che sentiva dentro di sé e negli altri giovani. Pieni di energia, ma autodistruttiva. Inventò la storia di un ragazzino cieco, muto e sordo che grazie alle sue abilità diventava un leader, poi un eroe, poi una guida spirituale che alla fine viene rigettata dai suoi stessi adoratori. Non si era mai sentito niente del genere. Un concept album che ha cambiato la musica. Mica facile, la vita dei geni creativi. Kit Lambert, il suo manager e produttore, ascoltò il frutto di mesi di lavoro e disse: “C’è tanta roba, ma non è un po’ noioso?. Serve il pezzo che agganci il pubblico e lo porti dentro l’album”. Pete, tutto vergognoso e pieno di dubbi, tornò a casa e scrisse una cosa che trovò orribile. La band, ascoltandola, lo guardò come si guardano quelli fuori di testa. Ma quando uscì non fu solo un successo, divenne storia, mito, leggenda. E aprì la strada ad altri progetti talmente ambiziosi da costare un periodo di esaurimento a Pete. Ma non lo fermò.

Nel mentre, era diventato non solo una rockstar e uno dei più grandi autori della storia della musica, ma anche un chitarrista potente e scenoso come pochi, uno che saltava come un indemoniato, mulinando il braccio attorno alla chitarra, mentre la band gli rombava attorno. Il brano di cui si vergognava era “Pinball Wizard”, l’album con la storia del ragazzo muto, cieco e sordo che si libera, si intitola “Tommy”. Poi ci sarebbero stati “Who’s Next”, “Quadrophenia” e altro ancora. I capolavori degli Who. Niente male per un ex bambino abusato, un ragazzino pieno di lividi e di voglia di guarirli. Se canti, suoni e pensi che a nessuno là fuori importi di te e di quello che hai da dire, vai a lezione da Pete. Lui è Pete Townshend.

Ps: Alla lezione di Pete e di altri come lui guarda Greta, che oggi va alla grande su Youtube, Spotify e in classifica. Di lei, anzi, di loro, parleremo la prossima volta.

peteguitar

 

Cristiano Sanna Martini [“Musicista (Elora, Tancaruja, Signor Palomar e varie collaborazioni). E giornalista: in passato ha scritto per L’Unione Sarda, Il Sole 24 Ore, Cineforum, Rockstar, Duel, Lettera 43. Un po’ di tv e molta radio. Ma ora è Web e social, bellezza. E dunque: Tiscali News. Su Twitter diventa @Crikkosan”]